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Poesie

Un'antologia poetica commentata: Foscolo, Leopardi, Pascoli, Ungaretti, Montale e altri.

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  1. Natale

    (Ungaretti, Vita di un uomo, 1916) Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade. Ho tanta stanchezza sulle spalle. Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo

  2. Mattina

    M'illumino d'immenso (Giuseppe Ungaretti, Santa Maria La Longa, 26 gennaio 1917) E' l'alba di un nuovo giorno, è l'alba di un nuovo anno. Un sentimento di speranza e di gioia

  3. La tregua

    Sognavamo nelle notti feroci Sogni densi e violenti Sognati con anima e corpo: Tornare; mangiare; raccontare. Finchè suonava breve sommesso Il comando dell'alba: " Wstawać "; E si spezzava in

  4. A Zacinto

    Il sonetto fu pubblicato il 2 aprile del 1803 in un volume dal titolo "Poesie di Ugo Foscolo", stampato a Milano presso l'editore Destefanis. Si trattava di una ristampa del

  5. Se questo è un uomo

    GIORNATA DELLA MEMORIA 2012 (Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, 1947) Sopravvissuto ad Auschwitz, Levi scrive questa poesia alla fine della seconda guerra. Essa è l'introduzione di un

  6. In morte del fratello Giovanni

    (Ugo Foscolo, Poesie di Ugo Foscolo, 1803) Giovanni Dionigi, terzogenito di Andrea Foscolo e Diamantina Spathis, fratello minore di Niccolò (Ugo), ufficiale dell'esercito della Repubblica Cisalpina, si tolse la vita

  7. Alla sera

    (Ugo Foscolo, Poesie di Ugo Foscolo, 1803) Ci sono manifestazioni e luoghi della natura che hanno il potere di placare per un breve istante il tormento dei nostri sensi, e

  8. Carnevale vecchio e pazzo

    (Gabriele D'Annunzio, Versi d'amore e di gloria) Questa filastrocca mi riporta alla mente un episodio realmente accaduto ad un conoscente, il quale, dovendo restare fuori casa per qualche giorno, aveva lasciato

  9. La baia tranquilla

    (Pascoli, Mirycae, 1892) Una scena di pace, il desiderio di fermarsi qui per sempre, rassicurati dal perpetuo e lento fluire della marina. I nostri sensi si muovono dall'acqua verso l'entroterra

  10. Risveglio

    (Graziella Ajmone, 1912-93) La festa della natura che a primavera mette il suo vestito più bello, attende il risveglio del bambino per essere completa. Ma solo il cuore e gli

  11. Addio

    (Aldo Palazzeschi, Poesie 1910-1915) C'è senza dubbio un po' di vanità e di orgoglio, ma soprattutto tanta malinconia ed amarezza in questo commiato del poeta dai suoi lettori. Egli sperimenta

  12. Rio Bo

    (Aldo Palazzeschi, Paesi e figure, Poesie 1905-1915) Sono proprio le cose da nulla che abbiamo perso. Per essere felici non serve e non basta un città intera. Solo godendo delle

  13. L'aquilone

    (Giovanni Pascoli, 1900) Gioia e dolore sono facce della stessa medaglia. Vita e morte manifestazione di un perenne ed immutabile rinnovamento della natura. Proprio quando è più intenso e puro

  14. Agli sportelli della fantasia

    (Luigi Orsini, 1873-1954) Un sistema economico per visitare il mondo standosene comodamente seduti in poltrona, ed un suggerimento prezioso in questi tempi di prezzi di carburanti e di trasporti alle

  15. Alle fronde dei salici

    (Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno, 1944) XXV aprile 2012, festa della Liberazione. C'è un'Italia devastata dagli orrori della guerra e dall' occupazione straniera. Una storia incredibile, ma realmente accaduta. Una

  16. La pioggia è luce

    (Diego Valeri, Poesie vecchie e nuove, 1952) E' un quadro malinconico, grigio, freddo, cupo. La campagna devastata dalla pioggia primaverile, il cielo plumbeo e greve di nuvole che si specchia

  17. In chiesa

    (Giovanni Pascoli, Mirycae, 1892) Maggio era (ed è tuttora) il mese dedicato a Maria. Le sere di maggio tutto il paese si dava appuntamento per la recita del rosario al

  18. Gabbiani

    (Vincenzo Cardarelli, Poesie, 1942) Nella lirica il poeta si paragona ai gabbiani perché i gabbiani, pur amando la quiete del mare, sono costretti a volare sempre, anche quando il mare

  19. Cantico notturno di un pastore errante dell'Asia

    (Cantico notturno di un pastore errante dell'Asia, Giacomo Leopardi, Canti pisano-recanatesi, 1829-1830) L'universo è un enigma indecifrabile. L'unica cosa certa è l'infelicità del genere umano e di tutti gli esseri viventi.

  20. Poesie

    51. Io ringraziare desidero (Gualtieri) 50. La pioggia nel pineto (D'Annunzio) 49. La Libbertà (Trilussa) 48. Pianto antico (Carducci) 47. La notte santa (Gozzano) 46. L'orloggio cor cuccù (Trilussa) 45. Bando (Sergio Corazzini, 1886-1907) 44. Novembre (Pascoli) 43.

  21. La piccola lampada

    (Niccolò Tommaseo, 1802-1874) La mia piccola lampa Non, come sol, risplende, Né, come incendio, fuma; Non stride e non consuma, Ma con la cima tende Al ciel che me la

  22. La signorina Felicita

    (Guido Gozzano, I Colloqui, 1911). Gozzano ricorda i giorni felici e lontani trascorsi a Villa Amarena in compagnia di una donna semplice e spontanea, di cui si era invaghito fino

  23. Mio padre è stato per me "l'assassino"

    (Umberto Saba). Saba ha conosciuto suo padre all'età di vent'anni, prima aveva sentito parlare di lui esclusivamente dalle labbra della mamma. Ella lo definiva un assassino, perché senza marito era

  24. La trombettina

    (G. Govoni, Il quaderno dei sogni e delle stelle, 1924) Ci sono oggetti poveri, umili creature, accadimenti ignorati e marginali, che condensano in sé e rendono viva l'essenza di eventi

  25. La via ferrata

    (Giovanni Pascoli, Myricae, 1891) Agli inizi della seconda metà dell'ottocento, nelle campagne dell'Italia preunitaria fecero la loro comparsa due simboli del progresso scientifico, capaci insieme di unire le città fino

  26. Novembre

    (Giovanni Pascoli, Mirycae, 1891) Gémmea l'aria, il sole così chiaro Che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l'odorino amaro senti nel cuore. Ma secco è il pruno,

  27. Bando

    (Sergio Corazzini, 1806-1907, Libro per la sera della domenica, 1906) Avanti! Si accendano i lumi nelle sale della mia reggia! Signori! Ha principio la vendita delle mie idee. Avanti! Chi

  28. L'orloggio cor cuccù

    (Carlo Alberto Salustri, Trilussa, 1871-1950). Rassegnazione e melanconia crepuscolare in questo sonetto di Trilussa, dove il tempo scandito dall'orologio è immobile ed immutabile, mentre gli uomini e le cose in

  29. La notte santa

    (Guido Gozzano, Le dolci rime, 1917) Qualche volta l'uomo non sa riconoscere quello di cui ha profondamente bisogno, neanche se gli passa sotto il naso. Per superbia, per distrazione, per

Poesie – Cittadini d'Italia