Novembre
(Giovanni Pascoli, Mirycae, 1891)
Gémmea l’aria, il sole così chiaro
Che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore.
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
Di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate,
fredda, dei morti.
Giovanni Pascoli
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La natura è capace di far nascere in noi anche in una fredda giornata autunnale, silenziosa, vuota, inanimata, greve di simboli di morte, un irresistibile desiderio e pulsione di vita. Una poesia in bilico fra l’ammirazione estatica dell’energia vitale della natura che si manifesta nell’armonia e nella bellezza, e la delusione segnata dal richiamo alla realtà ed alla fragilità della natura umana. Un contrasto costante nella poetica pascoliana. (r.b).
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152° Unità d’Italia, Modena 25 novembre 2012, Beretta Roberto
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