Sabato all'opera · 13

Una furtiva lagrima

di Roberto Claudio Beretta1 minuto di lettura

DONIZETTI, L’ELISIR D’AMORE

Un improvviso e subito nascosto segno, svela che l’amore è ricambiato, fa comprendere il comune sentimento, schiude alla felicità.

Ogni sabato mattina la casa, inondata dalla luce del sole, satura del profumo di sapone di marsiglia del bucato steso nel cortile, ravvivata dai rumori secchi e dagli scrosci delle pulizie settimanali, risuonava dei toni appassionati dei cantanti, fra incerte note di pianoforti e roche orchestre, in eterna lotta per la sopravvivenza nella selva di fruscii e crepitazioni, fra improvvisi salti e fastidiosi ronzii del pesante e rigido disco in vinile, che roteava vorticoso e frenetico con i suoi settantotto giri al minuto.

Gorgheggi, strascichi, barocchismi, cedimenti, rinforzi, allungamenti, voci stentoree, e poi flebili, tutto il campionario del romanticismo lirico. Uomini sconosciuti (al piccolo abitante della casa), di nome Caruso e Di Stefano e molti altri, destinati ad essere incontrati qualche decennio più tardi, diventavano per poche ore i padroni.

Così, con le parole, la voce, il genio, la passione di questi stranieri, esprimevano i loro sentimenti e rinnovavano il loro amore due semplici giovani contadini, la vigilia della festa, mentre lei governava la casa, e lui lavorava nell’orto vicino.

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(L’elisir d’amore, Gaetano Donizetti, Atto II, Scena VII, Nemorino (Luciano Pavarotti))

Una furtiva lagrima
negli occhi suoi spuntò …
Quelle festose giovani
invidiar sembrò …
Che più cercando io vo?
M’ama, sì, m’ama, lo vedo, lo vedo.

Un solo istante i palpiti
del suo bel cor sentir!
I miei sospir confondere
Per poco a’ suoi sospir! …
I palpiti, i palpiti, sentir!
Confondere i miei co’ suoi sospir

Cielo, si può morir
di più non chiedo, non chiedo.
Ah!, Cielo, si puo’ morir, d’amor

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155° Unità d’Italia, 27 giugno 2015, Beretta Roberto Claudio

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 😎       SABATO ALL’OPERA

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