Sabato all'opera · 12

Era desso il figlio mio

di Roberto Claudio Beretta1 minuto di lettura

DONIZETTI, LUCREZIA BORGIA, finale

Una madre che uccide il figlio non può che desiderare di espiare la colpa con la morte. Per chi ha sbagliato molto nella vita, i figli sono la sola speranza di redenzione. Si conclude così, con l’ennesimo decesso, questa per mano di … e con arma del delitto …, per carenza di cantanti, la Lucrezia Borgia di Donizetti. Testo quasi incomprensibile. Ecco la parafrasi. “Era questo il figlio mio, la mia speranza, il mio conforto; egli poteva placare Dio (per le mie azioni malvagie), farmi sembrare ancora pura. Ogni luce mi si è spenta in lui, il mio cuore è morto con lui. Il cielo scagli su di me la (giusta) punizione”.

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(Lucrezia Borgia, Gaetano Donizetti, Atto II, finale, Lucrezia (Mariella Devia), Orchestra e coro del Teatro alla Scala, direttore Renato Palumbo, 28/9/2002, Milano, Teatro degli Arcimboldi)

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Ah! e spento!
Figlio!… è spento!
ah! figlio!
Desso!
Miralo…
Era desso il figlio mio,
la mia speme,
il mio conforto;
ei potea placarmi Iddio,
me parea far pura ancor.
Ogni luce in lui m’ è
spenta, il mio cuore con
esso e morto. Sul mio
capo il cielo avventa il
suo strale punitor.

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155° Unità d’Italia, 13 giugno 2015, Beretta Roberto Claudio

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 😎   SABATO ALL’OPERA

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