Io c'ero Guido Dal Monte
Cittadiniditalia riprende le pubblicazioni dopo l’interminabile pausa estiva. E lo fa con un omaggio a Mario Guido Dal Monte,futurista imolese, presentando una delle sue opere più famose, “il motociclista” (1927), rivisitato da Silvia Beretta. In questa veste ha arricchito il poster della mostra “150° Unità d’Italia Io c’ero” dedicato al progresso scientifico cui hanno dato slancio e concretezza gli artisti e gli scienziati italiani nel corso dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con particolare riferimento in quella sede espositiva ad Antonio Meucci e Guglielmo Marconi, oltre naturalmente a Dal Monte.
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Alle soglie del XX secolo l’automobile, l’aeroplano, il treno, la moto, materializzano l’ideale futurista della velocità, simbolo della modernità e del progresso tecnologico. Agli albori di quel secolo il mondo si è abbellito di una bellezza nuova, la bellezza della velocità. Nella corsa del motociclista scorgiamo il coraggio, la temerarietà, l’amore del pericolo, l’ audacia, la ribellione: le forze della natura sono finalmente piegate nella corsa, dalla volontà dell’uomo.
Il motociclista è lanciato a gran velocità in uno spazio dinamico. La figura dell’uomo e del suo mezzo, che egli afferra tenacemente e dirige alla sua volontà, sono elementi dirompenti che modificano progressivamente lo spazio all’apparenza immobile che li circonda. Nella velocità le forme del motociclista e del veicolo si scompongono e si ricompongono plasmando il paesaggio che si piega nel vortice di forze sprigionate dal mezzo ruggente in strutture curvilinee, circolari, ad immagine dei cerchi delle ruote e del corpo dell’uomo, quasi sfere risonanti di una vibrazione interna al veicolo, essere animato, insensibile alla vita esteriore. L’etere si torce nelle volute di fumo dei gas, e la strada oscilla e pulsa in vibrante sincronia. La luce del fanale illumina ed irrompe nella compattezza dello spazio determinato dalla linee rette della fuga, annunciando la corsa della motocicletta e del suo audace quanto determinato cavaliere, all’unisono generando uno spazio non più euclideo. Gli edifici sembrano ritrarsi dapprima intimoriti per tale possanza poi vinti e fiaccati sono risucchiati dal vortice, stupefatti e sbalorditi. E la Terra ruota in cerchio e si slancia a sua volta a velocità pazzesca incontro a moto e motociclista, offrendo prodiga nuovi orizzonti da scoprire. Infine il Sole sembra seguire con uguale e parallela corsa, quasi delfino che felice accompagni una nave altrettanto veloce.
Modena, 19 settembre 2011
Roberto e Silvia Beretta
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